Safran e Zefira (il finale)


Il giorno seguente il presidente fece nuovamentela TACe l’esito fu lo stesso, Alan non sapeva come spiegarsi il fenomeno, non era scientificamente possibile, sembrava quasi dispiaciuto di questo epilogo e la sua espressione rivolgendosi ad Enola fu di stizza: – Non so come tutto questo possa essere accaduto, ma sono sicuro che il merito è tuo e non sono nemmeno sicuro che tu abbia fatto la chemio al capo, comunque sia, lo terremo costantemente sotto controllo -.

– Sai, Alan, dovresti ammettere che a volte i miracoli avvengono se credi in quello che fai e pensi che lo scopo sia veramente giusto! -.

Alan non poteva capire il significato di quelle parole e quindi non diede nessun peso a quello che aveva appena sentito. Mentre erano ancora in infermeria il presidente era impegnato in una conversazione privata con l’amico russo che purtroppo gli aveva comunicato che aveva un carcinoma polmonare, la stesso mostro che avevano diagnosticato a lui. Nella voce dell’amico si sentiva tutta la disperazione che lui stesso aveva provato quando gli avevano comunicato la notizia. Senza troppi preamboli gli raccontò che era successa la stessa cosa a lui e che era guarito. Non poteva raccontargli telefonicamente tutta la storia, tutte le chiamate che partivano del telefono del presidente erano registrate, quindi gli propose un viaggio alla Casa Bianca dove avrebbe ricevuto le stesse cure miracolose. Fu molto persuasivo e il presidente russo accettò l’invito privato. Mise al corrente Enola che di lì a due giorni sarebbe arrivato l’amico russo e che avrebbe dovuto essere pronta. Enola sapeva perfettamente come doveva comportarsi, tutto stava succedendo come aveva previsto Safran, ormai quella giostra non si poteva più fermare, piano piano i tasselli si stavano incastrando per dare inizio alla nuova era… L’era ecozoica avrebbe avuto finalmente il suo inizio!

Enola chiese il permesso di poter tornare a casa un giorno, permesso che gli fu naturalmente accordato, il presidente non le doveva solo della semplice riconoscenza per avergli salvato la vita, le aveva fatto una promessa che aveva tutte le intenzioni di mantenere e voleva quindi che lei potesse rivedere il suo Safran ogni volta che voleva.

I due giorni che precedettero l’arrivo dell’amico russo il presidente rimase praticamente chiuso nel suo studio privato, buttando giù i programmi da mettere in atto e al primo posto veniva una nuova normativa ecologica. Fra le priorità c’era il divieto assoluto di nuove trivellazioni petrolifere in mare e la chiusura graduale di quelle esistenti: stavano ancora pagando a distanza di anni i mostruosi danni dell’esplosione della piattaforma della BP nel golfo del Messico.

Poi ci sarebbe stato il divieto assoluto di pesca ai tonni e gradualmente la pesca avrebbe dovuto sparire, tutto questo sembrava una grande utopia, ma non doveva essere l’inizio di un nuovo proibizionismo, bensì l’inizio di un’era dove tutto fosse ecologicamente corretto; bisognava far capire che il futuro della terra, la sopravvivenza di milioni di persone che pativano la fame e la sopravvivenza di tutte le specie erano strettamente correlati ai comportamenti alimentari dell’intera umanità: questo voleva dire promuovere l’alimentazione vegetariana e vegana. La mole di lavoro era immane: organizzare convegni, girare ogni angolo della terra, contattare i vari capi di stato… bisognava crederci e non pensare che fosse il sogno irrealizzabile di pochi pazzi visionari che credevano in un mondo migliore senza specismo, dove l’uomo in quanto tale non avrebbe prevaricato sugli esseri animali di qualsiasi specie solo perché più deboli e non dominanti! Il potere delle parole è immenso, la parola veicola e produce immagini in colui o colei che l’ascolta e tutto ciò può contribuire a cambiare o mantenere in vita pregiudizi e stereotipi; tanti più saranno a diffondere le parole giuste, quanti più le ascolteranno e le metteranno in pratica nel modo giusto.

In quel mese o poco più il presidente aveva completamente modificato il suo modo di vedere le cose che lo circondavano, era nato in lui un sentimento che dovrebbe essere in ognuno di noi! Non avrebbe dovuto essere l’incontro con la malattia a far scattare l’empatia e la sensibilità verso ogni creatura non umana, eppure era così per la maggior parte dei nostri simili della specie sapiens. A volte le paure fanno scattare meccanismi inaspettati: nessuna conoscenza uguale nessuna possibilità di empatia; nessuna empatia uguale nessuna forma di compassione!

Anche per Enola era stato un po’ così, dopo aver smesso di fumare aveva avuto problemi di salute che avevano portato a sospettare un possibile tumore e questo semplice sospetto aveva cambiato radicalmente la sua vita, inizialmente cambiando le abitudini alimentari per poi passare ad approfondire le sue conoscenze sull’argomento. E così partendo dal fattore salutistico era approdata all’aspetto etico della questione alimentare.

Mentre il presidente era indaffarato con il progetto di una nuova società ecozoica, Enola tornò a casa e questa volta era certa che entrando avrebbe trovato Safran ad aspettarla: e così fu… Lo vide lì bello come il sole che l’aspettava a braccia aperte!

Ad ogni nuovo incontro con Safran sentiva crescere dentro di sé un amore senza limiti e confini, che niente e nessuno avrebbero mai potuto scalfire! Non esisteva nessuna forma di specismo tra loro, da quando Enola lo aveva conosciuto non si era posta il problema che il loro amore avrebbe potuto essere ostacolato dalla diversa natura biologica, ma non era ancora il momento di pensarci, avevano ben altro da fare e da dirsi!

– Come farei a vivere senza di te ora che so che esisti? -, sospirò Enola.

– Non potresti vivere senza di me! -, gli fece eco Safran.

Si guardarono negli occhi sorridendo felici per i pochi attimi che avrebbero potuto trascorrere insieme quella giornata. Enola sorprese Safran con la sua richiesta di accompagnarlo a Lanai.

– Abbiamo pochissimo tempo, ti stancheresti troppo e domani devi andare al lavoro… anche i miei poteri telepatici si affievolirebbero dopo troppe mutazioni, e ora come non mai dobbiamo essere costantemente in contatto! Se lo vorrai, arriverà il giorno in cui potrai stare a Lanai tutto il tempo che desideri! -.

Enola sembrò rattristarsi e mettere il broncio come un bambino capriccioso, ma bastò un bacio di Safran per farle tornare il sorriso. Fecero l’amore tutto il giorno, fuori il tempo non era dei migliori, nubi minacciose promettevano pioggia e temporale, ma dentro la casa risplendeva il sole della loro passione!

Non era necessario che Enola raccontasse a Safran i nuovi sviluppi della situazione, questi era già al corrente di tutto, sapeva che sarebbe arrivato il presidente russo e sapeva che Enola avrebbe dovuto curarsi di lui come aveva fatto col suo presidente. Parlarono del più e del meno, di come il presidente si stava impegnando per fare in modo che lo stato di cose potesse cambiare realmente e di come Enola credeva in quello che avrebbe fatto per tutti gli esseri viventi umani e non umani.

– Sono sicuro che con l’aiuto del tuo presidente milioni di persone cambieranno le proprie abitudini e capiranno che la sopravvivenza di ogni essere e del pianeta è legata a modi di vivere più semplici-.

– Detto così sembra facile, basterebbe veramente poco perchè il mondo giri nel verso giusto! -.

Le ore come sempre passarono veloci e arrivò inesorabile il momento di salutarsi. Enola però, nonostante tutto, era felice e serena: sentiva che a breve la sua vita sarebbe cambiata assieme a quella dell’intero universo.

– A presto mia dolce Zefira, il mio cuore è sempre vicino al tuo! Lanai ti aspetta, ma ora devi portare a termine la tua missione! -.

Enola si era ormai abituata al suo secondo nome e non ci badava più, anzi le piaceva essere chiamata Zefira.

L’indomani mattina quando arrivò alla Casa Bianca tutto era in fermento per l’arrivo dell’ospite, lei aveva già predisposto tutto come aveva fatto col suo presidente, anche se sarebbero passati almeno un paio di giorni prima di iniziare le cure: bisognava preparare l’ospite e cercare di fargli capire che le cure che gli avrebbero somministrato non avevano nulla a che fare con quelle convenzionali e che la guarigione doveva partire prima di tutto dal cuore e dalla mente.

L’ospite russo arrivò e il presidente dopo convenevoli stavolta molto informali (la visita si svolgeva in forma strettamente privata) lo preparò all’incontro con Enola, che con grande meraviglia trovò il presidente russo molto  ben disposto: probabilmente anche con lui il deterrente della paura era stato efficace per rendere la sua mente più aperta e sensibile.

Fu lo stesso presidente americano a donare all’amico russo la sera prima del trattamento la seconda conchiglia che Safran aveva dato a Enola appositamente per loro e fu lui a spiegare all’amico il rituale con le parole che avrebbe dovuto recitare: IO AMOLA TERRA EVOGLIO IL BENE DI TUTTI GLI ESSERI VIVENTI UMANI E NON UMANI CHE LE  APPARTENGONO, E MI IMPEGNERÒ PER IL BENESSERE DI TUTTI!

Il presidente russo era accompagnato da tre fedelissimi che facevano parte del suo staff medico, ma non avrebbero assistito alle sedute: la loro presenza era solo una formalità.

Quella sera prima di ritirarsi nella sua stanza Enola aveva parlato col presidente che le aveva comunicato di aver mandato Alan qualche giorno in vacanza. La cosa la tranquillizzò, voleva evitare il più possibile scontri con quell’uomo avido e arrogante che avrebbe potuto creare non pochi guai se fosse venuto a conoscenza di come il presidente era guarito; a suo tempo anche lui sarebbe stato informato, ma non ora, prima c’erano tante cose da programmare e da cambiare, provvedimenti ai quali anche Alan avrebbe dovuto adeguarsi.

Il risveglio non fu dei migliori, aveva trascorso una notte agitata e disturbato da sogni poco piacevoli che rimosse con una bella colazione a base di frutta fresca e una bella tisana calda; la giornata sarebbe stata pesante e mentalmente mandò dei messaggi a Safran, chiedendogli un appoggio morale. Pensando a lui si rasserenò e si diresse all’infermeria dove la stavano già aspettando entrambi i presidenti.

– Ho pensato che ripetere il rituale possa far bene anche a me, e il nostro amico si sentirà più a suo agio, che ne pensi? -, chiese il presidente a Enola.

– Credo che sia un ottima idea! -.

Enola si meravigliò di quanto il presidente russo fosse concentrato e attento nel recitare le parole del rituale e come rimase estasiato e quasi in trance nel momento in cui la melodia si diffuse nella stanza. Si percepiva un’atmosfera magica che si infranse nel momento in cui la melodia terminò!

La giornata nonostante tutto volò, i due presidenti passarono la giornata insieme ed Enola, che naturalmente fu invitata a stare con loro. Si parlò di progetti ecologici e della nuova era ecozoica, sentirli dialogare era davvero un piacere, era incredibile pensare che fino a poco tempo prima l’ecologia fosse per loro un argomento di discussione, ma non certo la priorità più assoluta… Era davvero arrivato il momento di abbandonare completamente gli investimenti militari e quelli spaziali per pensare a cose più importanti!

Passarono due giorni, il presidente russo non ebbe nessun effetto collaterale all’elisir e ripartì quindi serenamente: si sarebbe sottoposto a eventuali esami in patria se ce ne fosse stato bisogno. Si sarebbero rivisti tra una decina di giorni. Furono due giorni intensi, Enola si sentiva felice e sicura dell’esito della sua missione. La sera il presidente le disse che se voleva poteva tornare a casa per qualche giorno, era indecisa se accettare o meno la proposta ma poi le parole del presidente la convinsero:

– Tranquilla, Enola, io sto bene e un paio di giorni a casa faranno bene anche a te e al tuo Safran, sono sicuro che non vede l’ora di averti tra le sue braccia! Io sarò parecchio impegnato in questi giorni a programmare diversi incontri ai quali dovrai partecipare anche tu, quindi non fartelo ripetere due volte, approfitta subito della mia proposta! -.

Enola sorrise felice e assentì! La mattina seguente sul volo che la portava a casa fantasticò su quello che avrebbe fatto con Safran, questa volta il tempo c’era e non avrebbe potuto rifiutarsi di portarla a Lanai. Come di consuetudine Safran era in casa che l’aspettava, l’avvolse in un caldo abbraccio e le sussurrò: – Lanai ti aspetta a braccia aperte! -.

Bastarono meno di cinque minuti per spogliarsi e mettersi il bellissimo costume giallo che le aveva fatto Malika sull’isola. Safran la guardava con occhi da innamorato, ormai conosceva ogni piccolo particolare del suo corpo e ogni volta che la guardava si scatenava in lui una tempesta di emozioni!

La prese per mano come aveva sempre fatto quando entravano in acqua insieme, il tempo sembrava annullarsi in quei momenti e come se fosse passato un batter di ciglia Enola si ritrovò sulla spiaggia di Lanai… Sapeva che Safran aveva bisogno di qualche attimo per riprendersi dalla mutazione, lo guardò estasiata per la sua bellezza: quella pelle bagnata un attimo prima ruvida e quasi tagliente e ora invece liscia e abbronzata! Si guardò attorno e si senti nella sua vera casa, mentre era seduta sulla sabbia tiepida in riva a un mare splendente…

Safran le si avvicinò con la solita dolcezza cominciando ad accarezzarla, coprendo il suo corpo di baci, le parole non servivano… Fecero l’amore come forse non lo avevano mai fatto, era l’aria di casa a farli sentire così, si rotolarono sulla sabbia come due ragazzini spensierati. Le loro effusioni furono interrotte dal saluto di Malika che passava di lì con evidente indifferenza. Enola si sentì leggermente imbarazzata, ma si riprese subito quando vide Safran salutarla con naturalezza come se quello che stavano facendo facesse parte della normalità più assoluta di Lanai!

 – Se avessimo fatto l’amore sulla spiaggia di casa mia e fosse passato qualcuno non credo ci avrebbero salutato come ha fatto Malika! -, osservò Enola.

– Voi siete ancora un popolo chiuso e considerate fare l’amore qualcosa da tenere nascosto alla vista degli altri, per noi è una cosa normale, siete voi a nascondere i vostri amplessi come se fossero qualcosa di cui vergognarsi! È assurdo! Questo è il principio di ogni vita! È un momento sacro! -.

Enola non aveva mai pensato a questa cosa e in effetti era vero! Gli animali non avevano nessun tipo di inibizione se qualcuno li guardava nei momenti di intimità.

Rimase quattro giorni sull’isola, giorni che sembravano ore… Parlarono di mille cose, Safran mostrò angoli nascosti dell’isola che incantarono Enola per la loro straordinaria bellezza, vide creature marine mai viste in nessun documentario, fecero l’amore come se quegli attimi non dovessero finire mai, parlarono del futuro della terra e indirettamente anche del loro futuro; ma la cosa più importante fu il momento in cui Enola venne presentata ai saggi dell’isola… La terza mattina del suo soggiorno venne svegliata come al solito da una dolce carezza seguita da un bacio di Safran.

– Buon giorno dolce Zefira, oggi sarà un grande giorno per te, conoscerai alcuni membri del popolo dei tonni, ti presenterò le nostre sagge: Mitra, Surya e Varuna; si tratta di nomi di divinità femminili che sulla Terra sono stati assunti da divinità maschili in diverse religioni e popoli, quando il vostro pianeta ha abbandonato i suoi costumi pacifici e amici della natura ed è cominciato il lungo declino dell’ecosistema… ma per noi il significato è uno solo.

Mitra è la dea dell’onestà, dell’amicizia e degli accordi; Surya è la dea del sole e della vitalità ed infine Varuna è la dea degli oceani e dei fiumi. Saranno loro a decidere la tua eventuale entrata nel nostro popolo quando vorrai e se lo vorrai! -.

E quel giorno fu davvero decisivo per Enola perché capì finalmente quale sarebbe stata la sua decisione una volta finita la sua missione! Parlare con le sagge fu davvero un’esperienza unica, quasi mistica. Safran condusse Enola davanti all’albero delle conchiglie, dove sedute in cerchio c’erano le tre sagge che l’accolsero con un saluto che definire cordiale non dava la più pallida idea della sua benignità accogliente.

Mitra elogiò la sua prontezza nell’aver saputo spiegare al presidente le necessità per la sopravvivenza del loro popolo e dell’intero ecosistema.

Surya si complimentò per aver sempre avuto fiducia in Safran ed essersi affidata a lui senza remore, mettendosi comunque a disposizione non solo del loro popolo, ma dell’intera umanità

Varuna le chiese se le sarebbe piaciuto diventare a tutti gli effetti un membro del popolo dei tonni. Enola si sentì lusingata e la sua risposta colpì molto Varuna: – Sarebbe davvero un privilegio forse immeritato, ma sarei davvero felice di poter condividere la mia vita con tutti voi! -.

Mentre diceva queste parole guardò negli occhi Safran, che le sorrise dolcemente con occhi da innamorato.

Safran riportò Enola a casa, ogni volta nuotare sul suo dorso era un’esperienza nuova e piena di colori, di creature marine mai viste prima e di sensazioni indescrivibili. Questa volta si salutarono nell’acqua, quei quattro giorni furono così intensi che un’altra trasformazione avrebbe potuto nuocere a Safran. Enola con un gesto della mano salutò quello che ad occhi distratti era solo uno scintillio dell’acqua… un tramonto bellissimo colorava l’orizzonte promettendo domani una giornata calda e soleggiata.

Tornò alla Casa Bianca, i giorni volarono e arrivò il presidente russo per sottoporsi alla seconda seduta di cura e anche questa volta andò tutto bene. Tra una seduta e l’altra lei tornava dal suo Safran per qualche giorno e si godeva la pace e i colori di Lanai coi suoi meravigliosi frutti. Si arrivò alla terza e alla quarta seduta: ora c’erano da fare solo i controlli di routine come quelli a cui era stato sottoposto il suo presidente, ed Enola nonostante sapesse che tutto sarebbe andato per il meglio era un po’ tesa… anche perché era tornato in circolazione Alan che le aveva fatto domande in merito all’andirivieni del “russo”, come lo definiva nel suo gergo un po’ grezzo. Lei era stata vaga, accennando semplicemente che doveva sottoporsi a controlli in merito alla sua salute. Alan sembrò indifferente alla cosa e quindi lei si tranquillizzò, anche se in realtà non era così certa della sua indifferenza.

Come sperato e con lo stupore dello stesso presidente tutti i controlli diedero esito negativo: il tumore era sparito… Si trovavano nell’infermeria e dopo un attimo di smarrimento il presidente russo scoppiò in lacrime, e come una madre che prende per mano il proprio bambino per rassicurarlo, Enola fece altrettanto con quell’uomo ormai adulto, e stringendole disse: – Signor presidente, queste lacrime laveranno ogni tormento e le daranno la sicurezza necessaria per affrontare i cambiamenti futuri che grazie a voi due saranno finalmente possibili! -.

Mentre diceva queste parole fuori iniziò a spirare un vento improvviso e forte che arrivava da ovest: la finestra dell’infermeria aperta sbatté violentemente, era finalmente arrivato il momento della purificazione! Improvvisamente come portata dal vento si sentì in lontananza la melodia che aveva accompagnato le loro sedute e che aveva deliziato le loro orecchie: in quel momento i due presidenti estrassero contemporaneamente dalle tasche la conchiglia che Safran aveva donato loro…

La sua missione era terminata, il presidente le aveva promesso che avrebbe potuto decidere se restare o andarsene con il suo Safran e quindi ora le restava la decisione più difficile da prendere, da cui non sarebbe stato possibile tornare indietro!

Quella notte non chiuse occhio: non vedeva l’ora di essere a casa, non tra le sue vecchie quattro mura ma a Lanai, quella che ormai considerava la sua vera casa! Le era stato detto che la sua camera alla Casa Bianca sarebbe stata sempre disponibile e che poteva lasciare tutte le sue cose, decise quindi di lasciare tutto lì, dove andava le sarebbe servito ben poco.

La mattina seguente quando andò dal presidente si sentiva emozionata, finalmente avrebbe avuto il tempo per capire cosa voleva fare realmente della sua vita.

– Cara Enola non finirò mai di esserti grato per avermi fatto capire quanto sia importante la vita di ogni essere su questa terra, e che ogni creatura è legata da un’unica energia che prima o poi bisogna restituire! -.

– Non dovete essere grato a me, verrà forse il giorno in cui avrete la fortuna di conoscere colui che ha salvato la vostra vita e quella del vostro amico semplicemente nella speranza che voi salviate il suo popolo e l’intero pianeta! -.

– Come saprai già la settimana prossima ci sarà un forum dove sono stati invitati i capi di stato di tutto il mondo, a cui personalmente illustrerò le mie proposte e le nuove normative che faremo approvare a breve. Uno staff serio di ecologisti sta ormai lavorando giorno e notte da tre settimane per mettere a punto i piani di risanamento da presentare al mondo intero -.

Uno dei primi forum mondiale, il famoso G6, si tenne in Francia nel 1975: scopo dell’incontro era di mettere a punto la strategia comune per affrontare la crisi petrolifera di quegli anni. Tutti quelli che seguirono furono bene o male improntati alle stesse problematiche: banali questioni politiche internazionali che non cambiavano mai, la globalizzazione con le sue conseguenze e altri argomenti nei quali l’ecologia e il benessere dell’ambiente erano relegati a fanalino di coda! Ora era arrivato il tempo di cambiare il senso di quegli incontri e far sì che gli investimenti globali cambiassero direzione… Basta investimenti in campo militare e spaziale, basta in finanziamenti a ricerche e sperimentazioni fasulle, il potere alle case farmaceutiche doveva essere contrastato con tutte le forze! Ora era davvero iniziata l’ERA ECOZOICA, l’era in cui il termine ecologia non veniva mistificato e usato in modo subdolo da politici in cerca di voti.

– Quando avrete bisogno di me sapete cosa fare, basta mettere la conchiglia sul cuore e rivolgervi ad ovest, io arriverò! -, li rassicurò Enola

– Chissà se avrò mai la fortuna di vedere il meraviglioso mondo che mi hai descritto… ora vai Enola e porta il mio messaggio all’uomo-tonno: digli che il mondo sta per cambiare, niente e nessuno potrà fermare la forza di questo torrente in piena gonfio di verità, nessuno ormai potrà negarlo per il bene di se stesso e degli altri e questo pianeta rinascerà come un grembo materno ricolmo di vita e tutte le creature torneranno al reciproco rispetto! -.

– Forse quel giorno arriverà e allora i vostri occhi vedranno cose di rara bellezza che nessun essere umano ha mai visto, a parte me! -.

 

Lanai e l’evoluzione finale

 

Non si era mai sentita così felice e allo stesso tempo ansiosa di tornare; in cuor suo sapeva già cosa avrebbe voluto fare arrivata a Lanai, ma la sua decisione era condizionata dall’approvazione delle sagge, non doveva avere fretta, ma lasciare solo che gli eventi fluissero in modo naturale.

Safran la stava aspettando sull’uscio di casa, sembrava anche lui impaziente di riportarla a Lanai, entrarono giusto il tempo per lasciare i vestiti che indossava, si mise il suo costume di curculigo, prese uno zainetto e ci infilò dentro altri due costumi, una spazzola e poche altre cose: sull’isola avrebbe trovato tutto quello che le serviva. Inoltre l’attendeva una meravigliosa sorpresa.

Si guardò attorno guardando le sue cose come a volerle salutare, era un saluto senza rimpianto per quegli oggetti terreni ai quali la maggior parte degli esseri umani era abituata ad attaccarsi in modo quasi morboso, senza rendersi conto che questo attaccamento a volte era la causa di tanti problemi; nulla ci appartiene per sempre, siamo nati nudi e nudi ce ne andremo: se si imparasse a vedere le cose in quest’ottica forse sapremmo apprezzare ciò che la vita ci manda con gratitudine e abbandono. Nel popolo dei tonni non esisteva il senso del possesso, nulla era dovuto, tutto era considerato un dono del tutto!

In lontananza si sentì un tuono che fece sussultare Enola.

– Dobbiamo andare! Questo temporale è il preludio della vera purificazione e potrebbe essere pericoloso aspettare! -, le disse Safran, mostrando segni di impazienza.

Enola lo assecondò, in un attimo era pronta e in un baleno si trovarono vicino al mare. Si immersero nell’acqua con la solita naturalezza, come due persone che volevano fare il bagno, in lontananza tuoni e fulmini illuminavano l’orizzonte.

Dopo pochi attimi successe una cosa mai accaduta nelle precedenti nuotate verso Lanai: furono circondati da un branco di tonni che sembrava danzare intorno a loro disponendosi a V come a volerli scortare, un vero corteo festoso. Dopo un attimo Enola comprese il motivo di quella preziosa scorta: si trovarono a nuotare contro una corrente fortissima che sembrava sospingerli all’indietro, in un attimo l’oceano fu buio e a fatica si distinguevano le sagome dei pesci. Enola dovette usare tutte le sue forze per restare aggrappata a Safran, più la corrente era forte e più i tonni si stringevano l’un l’altro fino a quanto tutto fu calmo e la luce filtrò nuovamente attraverso le tenebre marine fino a consentirle di vedere le solite meraviglie del paesaggio sottomarino. A questo punto il branco di tonni si sciolse e dopo un attimo emersero nella baia grande di Lanai. Questa volta anche Enola si sentiva sfinita, aveva i muscoli delle gambe indolenziti, rimase stesa sulla sabbia a riprendere fiato aspettando Safran che non uscì subito dall’acqua perché aveva bisogno di ossigenarsi bene prima della trasformazione.

Quando uscì dall’acqua andò a sdraiarsi vicino a Enola e prendendole la mano le disse che aveva una sorpresa per lei.

Si incamminarono verso la capanna in cui Enola era sempre stata ospite e quando furono vicini Enola rimase a bocca aperta: la capanna non esisteva più, al suo posto si ergeva una piccola costruzione bellissima che sembrava uscita da un libro di favole, fatta con canne di bambù intrecciate e legno. Alla casetta si accedeva da una porta a forma d’arco, sul davanti c’erano due finestre rotonde che sembravano disegnate da Giotto, intorno alla casetta c’era un piccolo giardino con fiori e piante di ogni foggia, tutto era così preciso e perfetto che si chiese chi fosse l’artefice di tale armonia nella disposizione delle forme.

– Forza, entra e dimmi cosa ne pensi! -.

Se l’esterno l’aveva lasciata senza fiato, non c’erano parole per descrivere l’interno: il colore chiaro del bambù produceva una luce particolare e dorata in quello che noi comuni mortali definiremmo un piccolo monolocale. Anche gli arredi erano fatti di bambù, solo di un colore leggermente più scuro che contrastava con le pareti chiare; entrando a sinistra c’era un bellissimo letto ricoperto di grandi foglie di banano essiccato che sembravano lenzuola di seta; dall’altro lato c’era un tavolo rotondo con tre piccole sedie dalla foggia strana che sembravano arrivate da uno di quei negozi di design costosissimi dove si trovano le banalità più assurde, sul tavolo c’era una bellissima composizione di fiori messa in un vaso, anch’esso particolarissimo, ricavato da un pezzo di legno.

Chiunque avesse creato quell’ambiente lo aveva fatto con tanto amore e rispetto della natura; tutto era armonioso ed aggraziato e non deturpava l’ambiente circostante, anzi lo valorizzava; cosa che nel mondo degli umani non succedeva quasi mai, le città erano un ammasso di cemento, pieno di palazzi che fanno a gara a sovrastarsi come in una lotta tra titani.

– Spero sia tutto di tuo gradimento… e quello che manca o che vorrai lo costruiremo insieme! -.

Enola si sentiva talmente emozionata che non seppe dire nulla: si girò semplicemente abbracciando e baciando Safran, ora aveva tutto quello che aveva sempre desiderato, ora avrebbe potuto vivere a stretto contatto con la natura, imparare a conoscere meglio il popolo dei tonni, dedicarsi magari allo studio delle tante forme vegetali di quella isola così ricca di forme e colori; aveva lasciato alle sue spalle un’esistenza fatta di rincorse, anche se ora aveva la certezza che le cose sarebbero andate in modo diverso, la sua esistenza sarebbe notevolmente cambiata e nessuno le avrebbe messo fretta.

Ma mancava ancora una cosa per rendere perfetta e armoniosa la sua esistenza su Lanai… Mentre faceva questi pensieri arrivò Malika, che la salutò con la sua solita cordialità e disse che le sagge li stavano aspettando all’albero delle conchiglie. Enola cercò lo sguardo di Safran e tra sé sperò che quell’invito non fosse un semplice saluto di bentornata.

– Tranquilla, Zefira cara, vedrai le cose andranno come spera il tuo cuore! -.

A volte si dimenticava dei poteri telepatici di Safran… e del fatto che per lui ogni suo pensiero era come espresso ad alta voce. Riuscire ad essere intimamente legata all’ambiente naturale di Lanai e alle creature che l’abitavano era quello che mancava al completamento della sua felicità, qualcosa che l’avrebbe fatta davvero sentire speciale. Si avviarono tenendosi per mano verso l’albero delle conchiglie, il suono dell’albero accompagnava i loro passi che restavano impressi nella sabbia…

Passando sotto le fronde dell’albero Enola per un attimo restò senza fiato: a terra c’era un enorme tonno agonizzante con una profonda ferita sopra la pinna di destra. Le sagge la salutarono con un cenno del capo, e fu Varuna a rivolgerle la parola. 

– Cara Zefira, il momento della grande decisione è arrivato, questa nostra sorella sta per lasciarci, ma prima di andarsene è disposta a donarti il suo io per far sì che tu possa essere un membro del nostro popolo a tutti gli effetti e tu possa essere in grado di apprendere appieno le usanze del nostro mondo, così strettamente legato al tuo e a quello di tutti gli esseri viventi! Ora devi sapere che la tua decisione sarà quella definitiva e non potrà esserci via di ritorno…Vuoi quindi tu essere parte di noi? -.

Enola si sentiva emozionata e al tempo stesso anche un po’ impaurita, sapeva che la sua decisione voleva dire tante cose, non solo potersi trasformare come faceva Safran, voleva forse dire imparare a convivere con due corpi diversi e forse anche con emozioni e sentimenti diversi, ma questo avrebbe potuto scoprirlo solo con il tempo: da quel giorno Enola non esisteva più, ci sarebbe stata solo Zefira.

E scandì forte le sue parole: – Sì, lo voglio! -.

Disse quel “sì lo voglio” come direbbe una sposa innamorata davanti a un prete e in effetti la sua era l’unione in matrimonio con il popolo dei tonni!

Gli venne chiesto di mettersi sdraiata a terra accanto alla femmina di tonno e di appoggiare semplicemente la sua mano sul capo del pesce. La rattristava enormemente vedere il sacrificio di quell’animale ferito a morte da uno squalo, ma in natura il cerchio della vita a volte era fatto di episodi che potevano sembrare crudeli agli occhi di un umano, mentre erano del tutto normali per gli esseri di quella specie. Sentì  intensificarsi il suono delle conchiglie, per un attimo vide fluttuare nell’aria sopra la sua testa una miriade di piccole conchiglie luccicanti che si posarono su di lei… Chiuse gli occhi, il tempo non aveva più importanza, sentì come un leggero brivido percorrere il suo corpo, quando riaprì gli occhi le sagge non c’erano più e nemmeno la femmina di tonno, vide solo Safran che le teneva la mano…

Tutto era compiuto, l’oggi non aveva più importanza, il domani era da venire con tante scoperte fino alla fine dei loro giorni… I loro figli sarebbero stati i figli di una nuova era, quella che tutti chiameranno ecozoica!

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10 risposte a Safran e Zefira (il finale)

  1. Felicia ha detto:

    Finito!!!! come capita spesso quando si legge un bel libro ti senti vuota…. sentirò la mancanza di Safran e Zerifa, l’appuntamento settimanale è finito….. la loro storia prosegue nel nostro immeginario!!!! Bellissismo, profondo, spero riesca a far riflettere e a mettersi in discussione… Magica Chicca, sei unica 🙂

  2. Elis ha detto:

    Finale bellissimo, che infonde speranza.. peccato che sia finito il racconto però!!bravissima..

  3. Chicca66 ha detto:

    @Felicia davvero grazie per aver seguito questa avventura, che mi ha dato tante emozioni 😉 Chissà mai dire mai magari faccio il seguito 😉
    @Elis grazie anche a te dal cuore 😛

  4. MaVi ha detto:

    e brava Chicca cuocaveg-narratrice! è una grande soddisfazione portare a termine un progetto!
    ora ci vorrebbe la versione visuale… non dico filmata ma almeno a fumetti!
    abbraccio ovale!
    😉

    • Chicca66 ha detto:

      Grazie MaVi, hai ragione è davvero una bella soddisfazine, ma che non avrei avuto senza il tuo aiuto e quello di Stefano 😉
      Un abbraccio ovale anche a voi!

  5. Mimì ha detto:

    Sono stata davvero impegnata ma finalmente riesco un attimo a tornare e sbirciare…
    Il racconto è stato davvero intenso e suggestivo… Emozionante, ne è valsa davvero la pena leggerlo tutto!!!
    Grazie per la magia che ci hai fatto vivere con questa storia..

  6. Pingback: Spaghetti al tonno fujuto

  7. MaVi ha detto:

    Ciao Chicca, vai a vedere qui:
    http://www.cucinaecozoica.it/cucina-ecozoica/spaghetti-al-tonno-fujuto.php
    ho creato un ponte-internet fra ricetta e racconto!
    abbraccio ovale
    MaVi

    • Chicca66 ha detto:

      @MaVi cara come avrai visto sono già passata nel vostro blog, grazie davvero dal cuore e speriamo che lo leggano ancora in tanti e che capiscano il messaggio che ho voluto dare con le mie fantasie 🙂
      Ancora un abbraccio ovale anche a te!

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