Safran e Zefira (5° parte)

………- Per il momento non posso rivelare nulla, continui a credere in me, quando arriverà il tempo sarà lei in persona a chiedermi di preparare nuovamente l’elisir -.

Detto questo si rivolsero verso ovest, secondo le istruzioni di Safran: il presidente appoggiò la conchiglia sul cuore e insieme cominciarono a recitare le parole magiche. Dopo pochi secondi nella stanza si diffuse un suono melodioso e armonico che faceva venire i brividi lungo la schiena, non aveva mai sentito nulla di così meraviglioso che toccasse l’anima. Il presidente sembrava caduto in trance, Enola non disse nulla fino a quando non gli prese la mano che teneva la conchiglia.

– Signor presidente per oggi abbiamo finito, come si sente? -.

– Bene, non ho mai sentito nulla di più magico di questa musica, com’è possibile tutto ciò Enola? -.

– Non è importante sapere come sia possibile, l’importante ora è lei, importante è quello che sente nel suo cuore, ora può andare a fare la sua solita colazione. Io sarò naturalmente a sua disposizione per qualsiasi cosa, ma spero con tutto il cuore che non ci sia bisogno di me -.

– Vorrei comunque che restassi con me oggi, non vorrai che il personale medico pensi che mi trascuri? -.

– Certo presidente, anche perchè sono sicura che Alan farà domande, sono convinta che non abbia accettato di buon grado la mia intromissione nel protocollo terapeutico che la riguarda -.

– Non preoccuparti di Alan, lo terremo a bada! -.

La giornata passò tranquilla, il presidente lavorò tutto il giorno come se fosse un giorno qualsiasi e lui non fosse malato di cancro.

Enola rimase tutto il giorno a portata di voce, fortunatamente il presidente non ebbe effetti collaterali all’elisir e quando si ritirò in camera sua lei tirò un sospiro di sollievo. Stranamente non aveva visto Alan in tutto il giorno. Lo conosceva bene e sapeva che presto le avrebbe fatto delle domande sul perché il presidente voleva fosse lei a somministrargli le cure senza nessuno a darle una mano.

Dopo aver cenato cercò come faceva di solito di rilassarsi leggendo uno dei suoi libri, ma non riusciva a concentrarsi sulla lettura, ogni frase doveva essere letta più volte, il suo pensiero andava continuamente a Safran e in particolare ai loro primi momenti di intimità… La notte passò tranquilla, quando si svegliò si stiracchiò come una gattina e si mise a ridere ricordando i pensieri non proprio casti e puri dedicati a Safran… come avrebbe voluto che fosse lì accanto, in cuor suo sperò che i suoi pensieri fossero arrivati fino a lui!

La settimana passò tranquilla, il presidente si sottopose agli esami di routine e tutto risultò nei limiti della norma: avrebbe dovuto sottoporsi a una TAC dopo un mese dall’inizio della chemioterapia per controllare se il male regrediva.

Come previsto, Alan le fece delle domande: – Si può sapere perché il capo non vuole che ci sia nessuno con voi mentre gli fai la chemioterapia? Fino a prova contraria sono io il capo dello staff medico e sono responsabile della sua salute! -.

Erano proprio le parole che si aspettava da lui! Alan non aveva mai apprezzato i metodi curativi di Enola e non aveva mai fatto nulla per nasconderglielo: omeopatia e ayurvedica erano per lui solo stronzate che facevano perdere tempo, esisteva un’unica medicina ed era quella delle case farmaceutiche che gli facevano regali e gli passavano bustarelle per le quintalate di farmaci acquistati per tutto il personale della Casa Bianca, quindi era logico che si chiedesse come mai il presidente volesse essere curato solo da lei.

– Tanto per cominciare è il presidente e non il capo! Poi perchè non lo chiedi direttamente a lui, forse gli sono più simpatica e sono più dolce di te! -.

– Spiritosa! -.

Alan fece finta di nulla e la lasciò in pace, almeno così le era sembrato fino a quando una sera entrando in camera sua trovò tutto sottosopra… Chi poteva essere stato a conciare la sua camera in quel modo? e per cercare cosa poi? Chiamò uno degli uomini della sicurezza che le ordinò di non toccare nulla… Vide per terra il sacchetto con le alghe, era aperto e le alghe erano sparite! Per un attimo si sentì mancare: fra due giorni avrebbe dovuto rifare l’elisir… Di lì a poco la sua camera fu invasa dagli uomini della sicurezza che cercavano di trovare indizi per capire chi fosse stato a metterle la camera a soqquadro. Le  chiesero se avesse avuto in camera qualcosa che interessasse a qualcuno in particolare o se avesse avuto diverbi o se qualcuno alla Casa Bianca potesse avercela con lei. Insomma, cercavano il modo di giustificare l’accaduto.

– Che io sappia sono simpatica a tutti, però non si può mai sapere: a volte l’invidia fa fare brutte cose! -.

Lasciò la frase in sospeso e dentro di sé sapeva benissimo chi fosse stato, ma non disse nulla. Ora il suo pensiero era quello di procurarsi le alghe. La mattina seguente parlò subito al presidente.

– Buongiorno Enola, ho saputo quello che è accaduto ieri sera, pensi che possa essere stato Alan? -.

– Credo proprio di sì! L’altro giorno mi ha fatto notare che è lui il capo dello staff medico ed è lui il responsabile della salute del presidente! -.

– Non preoccuparti, parlerò io con lui! -.

– C’è un problema: sono sparite le alghe che servono per fare l’elisir e devo per forza tornare a casa per cercare di procurarmene altre, con il suo permesso partirei subito, sarò di ritorno domani in giornata! -.

– Permesso accordato, mi raccomando: se Alan ti dovesse importunare ancora voglio essere informato, non mi piace che si comporti da arrogante! -.

Quando arrivò a casa ancor prima di aprire la porta guardò verso il mare, la spiaggia confinava praticamente col suo giardino, era convinta che ci sarebbe stato Safran ad aspettarla, sapeva sicuramente che telepaticamente lui era al corrente dell’accaduto, ma rimase delusa… Come avrebbe fatto con le alghe se lui non fosse arrivato?

Di fronte alla porta di casa cercò di girare la chiave nella serratura, ma con sua sorpresa la trovò già aperta: un brivido di terrore le passò lungo la schiena, aveva quasi paura ad entrare, ma presto sul viso le si disegnò un grande sorriso di felicità… Safran era in piedi in mezzo al suo salotto! Corse e gli buttò le braccia al collo.

– Mi sei mancato, sai, uomo-tonno! -.

– Lo so cara Zefira! Lo so… -.

Come immaginava, Safran sapeva già tutto grazie ai suoi poteri telepatici e con sé aveva già le alghe. Enola gli raccontò come si era comportato il presidente, forse c’erano veramente buone possibilità di cambiare le cose per il popolo dei tonni e forse ci sarebbe stato un nuovo mondo ecozoico, il cammino era ancora lungo, ma lei era fiduciosa.

– Se vuoi, puoi tornare in giornata dal tuo presidente -.

Quella frase sembrava buttata lì come a dire: “Ti prego non andartene subito, resta un po’ accanto a me!”.

Questa volta fu Enola a leggergli nel pensiero e guardandolo dolcemente nei suoi occhi blu gli disse: – Tornerò domattina, l’elisir servirà dopodomani e il presidente sta bene, questa notte voglio essere ancora una volta tua! -.

Disse quelle parole con una sicurezza che la stupì, Safran si lasciò guidare con piacere. Dopo pochi attimi si ritrovarono nella camera di Enola, l’uno nelle braccia dell’altra, il trasporto e la passione che provavano erano come la forza di un vulcano, era come se i loro corpi si conoscessero e amassero da una vita: ogni parola e ogni gesto comunicavano piacere all’altro.

Fu una notte indimenticabile… Tra loro c’era una simbiosi epidermica che pochi esseri sarebbero stati in grado di provare. Si addormentarono appagati in una coltre d’abbracci!

Quando Enola si svegliò il mattino seguente sperava che Safran fosse ancora accanto a lei, anche se sapeva che non poteva restare più di dodici ore fuori dall’acqua e l’aveva già salutata mille volte durante la notte tra un amplesso e l’altro dicendole che si sarebbero rivisti presto… Quindi si alzò e andò in cucina dove con grande meraviglia trovò un mazzolino di fiori appoggiato sul tavolo: erano fiori del suo giardino… ma quello che contava era il pensiero, non la provenienza del dono. I fiori erano accompagnati da un biglietto che diceva semplicemente: “Zefira, tu sei ciò che deve essere!”. Non capì subito il significato di quelle parole, lo avrebbe capito in seguito…

Si preparò e tornò dal suo presidente che la stava aspettando un po’ in trepidazione: – Hai gli occhi che brillano cara Enola, scommetto che hai visto il tuo uomo-tonno! -.

Enola arrossì come una ragazzina colta in fragrante a rubare la marmellata: – Sì, mi ha portato nuovamente le alghe che ci serviranno domani, come si sente lei? -.

– Bene e non vedo l’ora che venga domattina per sottopormi ancora alle tue amorevoli cure, ma soprattutto per cullare le mie orecchie con la melodia che scaturisce dalla conchiglia! -.

Il presidente la congedò lasciandola libera per il resto della giornata. Nel pomeriggio aveva intravisto Alan e suo malgrado aveva dovuto parlarci.

– Dove sei stata ieri che non ti si è vista in circolazione? -, gli chiese l’invidioso collega.

– Non dirmi che ti sono mancata! -, disse Enola con sarcasmo… Rispose volutamente così ad Alan, non si sopportavano, e ormai non facevano nulla per nasconderselo, e fu così che in modo ancor più pungente Enola aggiunse:- La prossima volta che entri in camera mia, per favore evita di mettere in disordine o se lo fai rimetti tutto al suo posto! -.

Girò sui tacchi e lo piantò in asso senza aspettare la risposta. Aveva da fare, doveva preparare le alghe per il mattino seguente e sistemare alcune cose.

Il mattino dopo il presidente l’aspettava come la volta precedente e tutto si svolse nello stesso identico modo. Per la seconda volta il presidente ascoltò la melodia e questa volta sembrava ancor più rapito da quel suono incantatore e purificatore.

I giorni passarono veloci, il presidente stava bene e gli esami ematici continuavano ad essere nella norma. Venne quindi il giorno della somministrazione dell’ultimo elisir: dopo una settimana avrebbe dovuto farela TACe sarebbe stato Alan a sottoporre il presidente a quell’esame.

La mattina in cui il presidente si trovò con Enola per bere l’ultima dose di elisir sembrava triste: -Mi prenderai per matto, ma mi dispiace che non avremo più occasione di ritrovarci da soli in questa intimità con la nostra melodia e con le parole magiche! -.

Il presidente disse queste parole con vero dispiacere.

– Questa non è la fine, ma l’inizio di una nuova vita per tutti, è l’inizio di una nuova era per tutta la terra, un nuovo modo di vivere più consapevole nel rispetto reciproco di ogni essere vivente. Il cammino è ancora lungo, amico presidente, e ancora non sappiamo se lei sia guarito! -.

A queste parole il presidente si ricordò delle parole che gli aveva detto Enola: avevano ancora tanto lavoro da fare e improvvisamente il viso gli si illuminò.

– Io mi sento guarito, ne sono certo come sono certe le mie orecchie d’aver udito la melodia! Ma a proposito, come farò a risentirla? -.

– Ancora non so rispondere a questa sua domanda, ma sono sicura che il sistema ci sarà! -.

Avrebbe chiesto a Safran se era possibile sentire la melodia a proprio piacimento, era un vero peccato doversi privare di quella musica magica che apriva il cuore verso orizzonti migliori!

Venne il giorno in cui Alan sottopose il presidente ai vari esami che prevedevano oltre a una TAC altre indagini diagnostiche più avanzate che inglobavano tecnologie diverse in grado di fornire immagini precise e informazioni approfondite sullo stato di avanzamento o regressione del tumore. Il presidente passò una giornata intera facendo tutti gli accertamenti richiesti dal caso e a un certo punto vedendo Alan che scuoteva la testa in continuazione cominciò a preoccuparsi, forse le cose non stavano andando come lui ed Enola speravano!

– Alan, dimmi la verità, c’è qualcosa che non quadra? Stai scuotendo la testa da un sacco di tempo senza dire una parola! -.

– Signor presidente, se lei è d’accordo vorrei rifarela TACdomattina! -.

– Come mai? Cosa c’è che non ti convince? Forza, non tirarla tanto per le lunghe! -.

– Secondo il referto di questa mattina il tumore non c’è più ed è praticamente una cosa impossibile:  non c’è nessun segno di malattia, e dopo un mese di chemioterapia è impossibile! -.

Sul volto del presidente comparve un sorriso che illuminò la stanza dove si trovavano, dentro di sé si sentiva come  mai fino allora, era sicuro che la dolce Enola anche questa volta aveva avuto ragione e aveva fatto bene a fidarsi di lei: ora la sua mente pensava già a quello che avrebbe dovuto fare, alla mole di lavoro per far capire al mondo intero che le cose dovevano a tutti i costi cambiare, chiuse gli occhi per un momento senza sentire le parole che gli stava dicendo Alan, sentiva semplicemente la melodia magica salire dal suo cuore.

– Signor presidente, si sente bene? -.

– Sì, Alan mi sento benissimo, domani mattina rifaremola TAC, ma sono certo che l’esito sarà lo stesso, perchè io mi sento completamente guarito! -.

Enola era volutamente rimasta in disparte quella mattina, si era dedicata a rileggere dei vecchi appunti di suo padre dove c’erano le ricette di diversi decotti con la descrizione delle varie erbe utilizzate ed il loro relativo impiego. Mentre leggeva il telefonino squillò, era il presidente che le chiedeva di raggiungerlo nello studio privato, il cuore cominciò a batterle a mille all’ora, era ansiosa di sapere come erano andati gli esami, era stata in ansia tutto il giorno. Uscì dalla sua stanza correndo tra i corridoi della Casa Bianca come se fosse inseguita da un demone. Arrivò davanti alla porta dello studio privato del presidente quasi col fiatone, bussò e quando sentì la voce di lui che la invitava ad entrare aprì la porta con tale irruenza da sbattere contro un vaso sistemato lì accanto.

– Enola, tranquilla, rilassati, sembra che ti abbia morso una tarantola! -.

Il tono del presidente era tranquillo e sereno. Prendendo in giro Enola si mise a divagare chiedendole come avesse passato la giornata e cosa avesse fatto.

– Non mi tenga sulle spine, non è importante quello che ho fatto io! -.

– Dovresti sapere come sono andate le cose, se ti fidi del tuo amico Safran! -.

Il presidente la stava volutamente prendendo in giro, ma alla fine le buttò le braccia al collo dicendole che era guarito e che non c’era nessuna traccia del tumore; Enola scoppiò in un pianto di gioia, singhiozzava tra le braccia del presidente come se fosse stata lei la persona malata. Le disse che però Alan incredulo voleva rifarela TACla mattina seguente per avere la certezza che non ci fossero state interpretazioni equivoche, e aveva intenzione di mostrare i vari referti anche a un altro collega.

Si stava asciugando le lacrime quando qualcuno bussò, era la segretaria del presidente che gli comunicava che avevano chiamato dal Cremlino e che il presidente russo voleva parlare con lui al più presto.

Il presidente ed Enola si guardarono senza dire una parola, la segretaria a sua volta li guardò  chiedendo loro se fosse tutto a posto. Il presidente congedò la segretaria dicendo che avrebbe richiamato lui in persona. Era quindi arrivato il momento profetizzato da Safran? Pareva proprio di sì, entrambi avevano la certezza che quella telefonata avrebbe dato una brutta notizia.

Il presidente divenne improvvisamente cupo e pensieroso e fu Enola a rompere quel pesante silenzio: – Ora sapete perfettamente come affrontare la cosa e, soprattutto, sapete cosa consigliare al vostro amico presidente! -……………

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11 risposte a Safran e Zefira (5° parte)

  1. Felicia ha detto:

    Il cammino è ancora lungo….. forse non avrà mai fine!!!! tutti insieme cammineremo ascoltando la musica magica!!!!
    Questa mattina me lo sono gustato!!!! sorseggiando la mia tisana, bellissimo…. un bacione 🙂

  2. Raffy77 ha detto:

    Bellissimo il tuo racconto cara Chicca.
    Sarebbe proprio bello fare il film di Safran e Zefira!
    Buona domenica 🙂

  3. Nello ha detto:

    Il tuo racconto lo sto seguendo con molta attenzione, anche se non riesco ad assere assiduo e a ritmo con la pubblicazione dei capitoli nuovi 😦

    …infatti sto ancora al terzo episodio 😦

    Però sappi, che man mano ( in base ai miei tempi da lumaca 😆 ) lo leggerò tutto quanto, e alla fine (come quando guardo un film :mrgreen: ) ti dirò la mia 😉

    Continua così magica Chicca 😛 e buon fine settimana carissima 😉

  4. Chicca66 ha detto:

    @Felicia grazie, chissà se un giorno le nostre orecchie udiranno quella musica magica che ci farà capire che finalmente la strada intrapresa è quella giusta e tutti avranno capito quali sono le cose giuste per le quali valga la pena di lottare 😉
    @Raffy grazie, dai sabato prossimo ci sarà l’ultima puntata poi non vi stresso più 😛
    @Nello tesorone mio, prenditi pure i tuoi tempi, aspetto poi con ansia e trepidazione il tuo giudizio 😉
    Ho letto che ora sei ancora al chiosco spero però tu possa trovare al più presto la tua strada piena di soddisfazione 🙂
    Un bacione e buon fine settimana anche a te, avrei dovuto essere alla sagra del seitan ma è un brutto momento anche per me, per diversi motivi 😦

  5. Nello ha detto:

    eheheheh 😛 …il giudizio mai 😛 Al massimo ti esprimerò con sincerità la mia impressione personale, finale 😉

  6. rosa87 ha detto:

    ciao Chicca non ho avuto il tempo materiale di leggere il tuo scritto,che mi riprometto di fare al più presto,….

  7. Mimì ha detto:

    Quante emozioni cara Chicca ci state regalando… Ogni scena raccontata prende forma nella mia mente e tutto sembra così chiaro…
    Sembra di viverlo in prima persona!!!
    Quante emozioni… Una storia d’amore in tutti i sensi, amore puro e sincero dimostrato in ogni modo!!! Bellissimo….

  8. Chicca66 ha detto:

    @Nello allora aspetto la tua impressione 😉
    @Rasa quando avrai un attimo di tranquillità lo leggerai, si legge in poco tempo 🙂 Un abbraccio 🙂
    @Grazie Mimì, sono davvero felice di sapere che ti da tutte queste emozioni, quando lo scrivevo chiudevo gli occhi e davanti a me vedevo ogni scena come se la vivessi in prima persona, poi come avevo detto a Stefano molti pezzi sono un po’ autobiografici quindi…. 😛

  9. Elis ha detto:

    Non vedo l’ora di leggere il seguito!!è troppo avvincente quaesto racconto:)

  10. Pingback: Spaghetti al tonno fujuto

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