Safran e Zefira (2° parte)


…….Voi conoscete solo una piccola parte del nostro mondo, se sapeste che nel nostro mondo esiste “la musica dell’elisir di lunga vita” forse imparereste a rispettare quello che madre natura ha donato a tutti noi per vivere in armonia e serenità senza bisogno di inutili carneficine per cibarsi! -.

Il popolo sottomarino conosceva bene purtroppo i mali che affliggevano gli esseri umani, in primis il cancro e le malattie procurate da una cattiva alimentazione, e spesso si chiedeva com’era possibile tanta stupidità da parte degli umani: possibile che davanti al dio denaro nulla importava e ogni cosa in nome del guadagno era concessa? Industrie farmaceutiche con potere assoluto di vita o di morte sugli esseri umani, industrie alimentari pronte a sfornare qualsiasi schifezza facilmente commerciabile, imprese pubblicitarie pronte a propagandare queste merci fraudolente come cose buone e sane, catturando l’attenzione di milioni di persone che cieche cadono nell’inganno…

Enola esclamò perplessa: – Perché dici: ci catturate e vi cibate delle nostre carni? Tu sei un uomo in carne ed ossa come me! -. E Safran mormorò: – A suo tempo capirai le mie parole! – Enola non si rassegnava: – Non mi hai ancora detto perché mi trovo qua e perché io? -.

Ma Safran cercò di tranquillizzarla: – Tu Zefira non sei stata scelta a caso, il tuo cuore tormentato a noi è parso puro e degno di emendamento degli errori passati, sei stata cresciuta da genitori saggi che ti hanno donato i poteri della terra, quei poteri che avevi dimenticato e che ora stai riscoprendo… Ma la cosa che a noi più interessa è che tu conosci l’uomo di colore più potente del pianeta, per cui lavori, e che grazie a lui puoi parlare anche con l’uomo pallido, che governala Russiae ha una grande influenza nell’Est Europa! E con altri grandi capi della Terra… -.

Enola faceva parte dello staff medico della Casa Bianca, ormai da due legislature era considerata l’infermiera numero uno e seguiva il presidente ovunque. Non era laureata in medicina ma la sua preparazione a volte era decisamente superiore a quella di certi medici plurilaureati che per uno starnuto prescrivono antibiotici a go go. Il presidente in persona la considerava e la trattava al pari dei medici dello staff, in più occasioni aveva risolto piccoli acciacchi con l’uso di erbe e rimedi fitoterapici. La conoscenza delle erbe gli era stata tramandata dai genitori e dai nonni indiani.

Enola non si accontentava delle spiegazioni vaghe di Safran e insisteva: – Sì, ma continuo a non capire: cosa posso fare io? -.

Safran stavolta fu più chiaro: – Il tuo presidente e quello russo ancora non lo sanno, ma a breve il grande male colpirà entrambi e noi grazie al tuo aiuto potremo curarli e farli guarire in breve tempo senza sofferenza e senza le medicine cattive che usate voi umani, che a volte curano ma a volte fanno più male del grande male! La sofferenza sarà breve se loro ascolteranno la musica e utilizzeranno “l’elisir di tutti i mali”. Tu dovrai semplicemente portar loro l’elisir e parlare col cuore facendo capire che se distruggeranno e inquineranno il nostro mondo anche loro non avranno più nessuna possibilità di ritorno e periranno, ma se riuscirai a convincerli a curarsi con “l’elisir” vedrai che i loro occhi e il loro cuore si apriranno e capiranno che devono salvaguardare a tutti i costi l’abisso infinito e non solo -.

Enola sbottò: – Ma il Presidente non è malato! fino a pochi giorni fa era sano come un pesce e anche l’uomo pallido, come lo chiami tu, che io sappia era in piena forma! -.

Safran le rispose spazientito: – Ormai dire sano come un pesce è privo di senso, perché ormai anche i pesci si ammalano e muoiono grazie all’inquinamento che voi umani ci regalate! -.

Enola guardava incantata gli occhi bellissimi di Safran mentre le parlava e le suggeriva cosa avrebbero dovuto fare insieme! Safran aveva l’aspetto di un uomo bellissimo sulla quarantina, era abbronzatissimo con capelli molto lunghi che gli ricadevano sulle spalle muscolose e possenti. Aveva una voce molto dolce, ma allo stesso tempo decisa e penetrante.

Infine Enola si decise a farle una domanda che avrebbe voluto fargli fin dall’arrivo: – Ma dimmi Safran, dov’è finito il tonno che mi ha condotto qui? -.

Safran la tranquillizzò: – Lo rivedrai presto! Staremo insieme ancora qualche giorno, devo insegnarti a preparare l’elisir con la musica e tu dovrai imparare a prepararlo da sola quando ti servirà -.

A quelle parole Enola sentì un brivido di tristezza… Non era entusiasta all’idea di tornare sulla terraferma dove gli umani, come li definiva Safran, vivevano lottando per la sopravvivenza in un mondo fatto di compromessi e sotterfugi, dove la maggior parte degli uomini non aveva rispetto di nulla e la legge del Dio denaro la faceva da padrone su ogni cosa… Già, gli umani… esseri all’apparenza miti e generosi ma da tempi immemorabili inconsciamente inclini alla violenza e alla cattiveria, sentimenti sconosciuti a tutto il resto degli esseri viventi, marini o terrestri che fossero.

Quando Enola ebbe finito di gustare i frutti che gli erano stati offerti si sentì decisamente meglio, si alzò e con lo sguardo rivolto al mare si girò verso Safran dicendogli: – Mi piacerebbe molto vedere l’isola e sapere qualcosa in più del tuo popolo, dov’è la tua gente, dove vive? Non ho visto nessuno a parte la ragazza della frutta -.

Safran si vide costretto a farla parte del grande mistero: – Il mio popolo vive in mare, io sono uno dei pochi ad avere il privilegio di comunicare con voi umani e quando è necessario a procedere anche alla trasformazione! -.

Enola era stupita: -Trasformazione? Che trasformazione? -. Ancora non le era ben chiaro chi fosse o meglio cosa fosse Safran, se un umano o altro…

Safran voleva chiudere sbrigativamente il discorso: – Quando sarà tempo vedrai e capirai! –

Ma Enola voleva saperne di più: – Dimmi, chi governa quest’isola? Chi vi guida? -.

E Safran l’accontentò: – Qui non esistono governo e governatori, nel nostro mondo nessuno ha bisogno di comandare, tutti servono a tutti e nessuno serve a nessuno, non c’è bisogno di scrivere regole! Vedi, nel vostro mondo le regole sono fatte per essere sistematicamente infrante, per noi invece ogni cosa ha la sua ragione che non viene mai messa in discussione, così è e così sarà sempre fino ai giorni dei giorni, non esistono nel nostro linguaggio le parole ‘rispetto’, ‘infrangere’, ‘slealtà’… Se vorrai, imparerai a conoscere il mio popolo e forse… -.

 Safran lasciò la frase in sospeso  mentre continuavano a passeggiare lungo la spiaggia in direzione del grande albero. Enola indossava il completino da jogging messo quella mattina prima di uscire per la corsa, che metteva in evidenza il suo corpo longilineo e proporzionato, e Safran sembrava appena uscito dall’immaginario di Edgar Rice, il tarzan dell’isola di Lanai. Il sole scaldava i loro corpi, ma la leggera brezza marina rendeva la temperatura molto piacevole.

Safran trovò il modo di cambiare discorso: -Vieni Zefira voglio mostrarti un luogo a noi molto sacro!-.

– Il mio nome è Enola, perchè mi chiami Zefira? -, esclamò lei.

-Nella nostra lingua questo nome può voler dire tante cose: alba o vento dell’est, infatti ti ho visto per la prima volta all’alba e sono sicuro che sarai come il vento purificatore dell’est che soffia fresco e umido, calma e guarisce e porta con sé una forza fertile e benevola, gentile e persuasiva. Per cui sono sicuro che grazie a te riusciremo a salvare quel poco che resta da salvare e poi tutto si purificherà con la magia dell’acqua! -.

Enola rimase per un attimo senza parole e per un attimo il suo sguardo si fuse negli occhi di Safran, quegli occhi dal colore indefinito, a volte azzurri come il mare, altre blu come il cielo appena prima che la luce scompaia. Si sentì turbata e Safran le sorrise quasi avesse letto dentro di lei quel turbamento…

– Vieni, Zefira, voglio mostrarti “l’albero delle conchiglie” -.

Safran si girò e porse la sua mano a Enola che non si era ancora ripresa dal turbamento di un attimo prima e si lasciò guidare verso quel magnifico albero. Mentre si avvicinavano vide che l’albero non aveva foglie, le sue fronde sembravano quelle di un salice piangente ma non c’erano foglie, bensì conchiglie di ogni forma e colore. Enola rimase a bocca aperta dallo stupore, nessun essere umano sarebbe stato in grado di creare una tale meraviglia. E mentre si avvicinavano sentì una dolce melodia diffondersi, un suono meraviglioso e incantatore portato dalla dolce brezza!

Safran parlava piano, quasi bisbigliando: – Qui vengono a morire tutti gli esseri marini e le loro anime si trasformano in conchiglie. In ogni conchiglia è contenuta una nota musicale diversa e quando soffia il vento, anche la brezza più leggera, si diffonde la melodia che stai sentendo -.

Enola si sentì pervadere da una miriade di sentimenti, non aveva mai pensato al fatto che dei semplici pesci avessero potuto avere un anima, eppure in quel momento era come se mille voci le stessero chiedendo di aiutare il mare e i suoi esseri viventi a sopravvivere!

Le fronde toccavano la sabbia, Safran le spostò ed entrarono in casa dell’albero: aveva un tronco enorme che sembrava fatto di madreperla lucidissima. Enola si trovò ad ammirare qualcosa che a parole non avrebbe potuto descrivere tanto era magnifico e maestoso. Alzando gli occhi non riuscì a vedere la cima di quel capolavoro che madre natura aveva creato nei secoli. La luce, i colori e la melodia erano così speciali che per un attimo credette ancora di sognare!

– Com’è possibile che nessun essere umano sia ancora arrivato a contaminare questo paradiso? -, Enola era già ritornata alla realtà…

E Safran le spiegò il piccolo mistero: – Devi sapere che Lanai prende il suo nome da un vulcano che si trova negli abissi marini qui nelle vicinanze, attivo da secoli, e grazie ad esso la nostra isola è protetta da qualsiasi tipo di intrusione, qui sulla riva non ci sono pericoli ma se ci si allontana di qualche miglio il mare esala gas e vapori nocivi per l’uomo -.

– Questa cosa mi fa capire perché qui sia tutto così perfetto e incontaminato, dalle mie parti è diventato quasi impossibile trovare angoli di paradiso dove potersi sentire bene senza sentire puzza di smog e vedere quanto l’uomo sia crudele con madre natura -.

Quella giornata il tempo sembrava essersi fermato, non una volta Enola si era chiesta che ore fossero… Sempre tenendosi per mano tornarono sotto al capanno dove con grande meraviglia Enola trovò altra frutta e un costume che sembrava appena uscito da una boutique, meraviglioso nella sua semplicità. Enola si chiese da dove potesse essere arrivato…

Safran glielo spiegò: – Questo costume è fatto con fili ricavati dalle foglie del curculigo, un albero che cresce solo qui, e il colore giallo è dato dalla tintura che si estrae dai suoi fiori giallissimi e profumatissimi. Lo ha fatto Malika, la ragazza della frutta -.

Enola aveva quasi la certezza che Safran le leggesse nella mente, per ogni dubbio che lei esprimeva nei suoi pensieri arrivava sempre una risposta.

– Ora è tempo di riposo per entrambi, domani sarà un altro giorno importante e ci aspettano tante cose da condividere, buona notte Zefira, che i tuoi sogni siano costellati di magia -.

– Buona notte anche a te Safran, uomo dei tonni -.

Lo guardò mentre si allontanava lungo la spiaggia fino a quando la sua sagoma si perse nell’oscurità della sera e non vide più nulla. Si sdraiò sotto al capanno contemplando le stelle, non aveva mai visto un cielo così tempestato di stelle, sembravano tanti diamanti… Per un attimo ripensò a quello che le era capitato, a dove si trovava e a quello che avrebbe dovuto fare… Si sentiva stranamente tranquilla, sapeva che qualsiasi cosa avrebbe dovuto fare sarebbe stata quella giusta: finalmente aveva una guida.

Si addormentò e come auguratole da Safran i suoi sogni furono pura magia…

……………………………………………………………………………………………………………………………………………
Ps: se davvero vi piacciono le mie fantasie vi consiglio di salvare il tutto insieme mam mano che lo pubblicherò, così poi avrete un racconto che se vi fa piacere stamperete 😛 Un grande abbraccio a tutti i sostenitori di Safran e Zefira!

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9 risposte a Safran e Zefira (2° parte)

  1. Mimi ha detto:

    Mi hai letto nella mente, stamperò questo magico racconto… E’ emozionante leggere questa storia…
    Mi piace ogni volta di più…
    Attenderò la prox settimana x scoprire cosa succederà…
    Mi complimento ancora con voi tutti.,, avete scritto un racconto fantastico e ricco di emozioni, brava Chicca, speriamo che questa nn rimanga una tua fantasia ma che diventi presto realta!!!

  2. Nadir ha detto:

    a me piace, ma come per molte altre cose credo di non avere il bisogno di toccarle con mano su un foglio di carta, farlo sarebbe come volerlo possedere … e ci sono cose che non possono essere possedute! Al momento mi accontento delle emozioni che suscita in me. Grazie Chicca! 🙂

  3. Felicia ha detto:

    Ho iniziato a leggerlo ieri sera, ma poi mi sono resa conto che saltavo le parole, la stanchezza non mi permetteva di concentrarmi…… ho rimandato a questa mattina, volevo leggerlo con attenzione!!!!
    bellissimo, mi piace….. a sabato prossimo 🙂

  4. Chicca66 ha detto:

    @Grazie Mimì, ti anticipo che saranno sei puntate in tutto 😉
    @Nadir grazie tesoro, sono felice di sapere che ti dà delle emozioni; credimi mentre lo scrivevo era come se io vivessi questa avventura, e come ho detto ci sono dei passaggi che definirei un po’ autobiografici! Un abbraccio 🙂
    @Felicia grazie anche a te, anch’io a volte, anzi spesso faccio così, quando sono stanca mi capita di leggere una frase 6 volte 😦 Alla fine mollo e rimando 😉
    Buona domenica ragazze!

  5. Stefano Panzarasa ha detto:

    Che bello ripercorre la storia!!! Ancora bravissima Chicca, è stato proprio un piacere collaborare con te alla stesura del racconto, c’era un periodo in cui Safran e Zefira me li portavo con me tutti i giorni…
    Ma dici che il racconto è anche un pò autobiografico!? Un pò quanto? Sei stata forse su Lanai? Hai visto da qualche parte un albero delle conchiglie? Non oso pensare ad altro… Hai quindi dei misteri che non ci hai mai svelato?

  6. Chicca66 ha detto:

    Ciao Stefano, mi fa molto piacere quello che dici! Sai che un po’ mi manca fantasticare sui nostri amici, chissà mai che prima o poi decida di scrivere un seguito 😛
    I punti autobiografici? Sono diversi, per esempio quando parlo del fumo e l’aver smesso di fumare, oppure riferimenti al mio essere diventata vegana o ancora quando parlo di tumori pensando al vissuto con i mie genitori… Purtroppo l’albero delle conchiglie l’ho visto solo nella mia fantasia 🙂
    Ma anche altre piccole esperienze che hanno aiutato la mia fantasia 😉
    Un abbraccio avale!

  7. Stefano Panzarasa ha detto:

    Cara Chicca,
    grazie per le precisazioni e mi dispiace tanto per i tuoi genitori…
    Mi manca molto quel periodo magico in cui ogni tanto arrivava una parte della storia e io là a commentarla per te quasi fossi lì con Safran e Zefira…
    Ogni tanto me ne vorrei veramente andare dalla specie umana, ma che ci stiamo a fare in questo mondo insano?
    Non c’è un’isola come Lanai che ci può accogliere?
    In questi giorni mi sono sfogato cantando una canzone nuova contro il governo e le multinazionali che vogliono privatizzare l’acqua… E quando l’aria, il vewnto, le nuvole…?
    La canzone è spedita, buon ascolto…

    • Chicca66 ha detto:

      Caro Stefano grazie!
      Io credo che ognuno di noi possa trovare la propria isola dentro se stesso, e lo dice una che è eternamente in guerra con se stessa per mille motivi, vorrei trovare quella calma e quella pace interiore che ti fa star bene col mondo intero… Ma poi ti guardi in giro e vedi un sacco di cose storte che ti fanno incazzare e quella pace interiore che tanto cerchi ti volta le spalle in continuazione 😦
      Ps: grazie mille per il cd che mi hai mandato, sono sincera non ho ancora avuto modo di ascoltarlo perchè nel pc non riesco a farlo partire 😦 Lo sai che sono imbranatissima in queste cose :-P… Ma sò già che le tue parole forti e concrete mi piaceranno 🙂
      Un abbraccio

  8. Pingback: Spaghetti al tonno fujuto

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